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Elsa Morante

La nascita

Elsa Morante

Elsa Morante nasce a Roma il 18 agosto del 1912, figlia di Irma Poggibonsi, maestra elementare ebrea, e di Francesco Lo Monaco. Cresce tuttavia in casa del padre anagrafico Augusto Morante, istitutore in un riformatorio per minorenni. Alla fine degli studi liceali lascia la famiglia e va a vivere per conto proprio, ma la mancanza di mezzi economici la costringe ad abbandonare la facoltà di Lettere. Negli anni Trenta vive da sola mantenendosi con la redazione di tesi di laurea, dando lezioni private di italiano e latino e collaborando con riviste e a giornali, tra cui il «Corriere dei Piccoli». Tra il 1939 e il 1941 lavorera assiduamente per il settimanale «Oggi». Nel 1936 conosce, tramite il pittore Capogrossi, Alberto Moravia che sposerà nel 1941. In quello stesso anno viene pubblicato anche il suo primo libro, Il gioco segreto, in cui è raccolta una piccola parte della vasta produzione narrativa destinata ai giornali. L'anno successivo appare il libro di fiabe Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina, illustrato della stessa Morante. Le sue personali e familiari inquietudini, il suo appassionato gusto della finzione emergono già nel Diario, redatto dal 19 gennaio al 30 luglio 1938 ma pubblicato solamente nel 1990.
Con Moravia vive prima ad Anacapri e poi a Roma, in un piccolo appartamento in via Sgambati. Qui nel 1943 inizia a scrivere il suo primo romanzo Menzogna e sortilegio interrompendone tuttavia la stesura per seguire il marito, indiziato di antifascismo, sulle montagne di Fondi, in Ciociaria. Nell'estate del '44 ritorna a Roma, ma intanto il suo rapporto con Moravia si è fatto difficile e alterna momenti di comunicazione intensa ad altri di distacco e malessere. In Elsa Morante infatti il bisogno di autonomia contrasta con una forte esigenza di protezione e di affetto. Allo stesso modo desidera e rifiuta la maternità: ci rinuncia volontariamente, ma poi rimpiange la possibilità perduta.
Dopo un primo viaggio in Francia e in Inghilterra, nel 1948, esce Menzogna e sortilegio, con cui vince il premio Viareggio. La situazione economica migliora, col marito si trasferisce in un attico in via dell'Oca; quell'appartamento diverrà ben presto uno dei più frequentati ritrovi del mondo intellettuale romano. Sono anni caratterizzati da un accentuato interesse per il cinema, che anche in seguito non la abbandonò più. Del 1949 fu un primo progetto a quattro mani con Alberto Lattuada, con il quale Elsa Morante scrisse il trattamento per un film che si sarebbe dovuto intitolare Miss Italia; e del 1952 fu un secondo progetto con Franco Zeffirelli per un film dal titolo Verranno a te sull'aure... Ma nessuno dei due film venne realizzato. Il film Miss Italia, che Duilio Coletti diresse nel 1950 con Gina Lollobrigida come protagonista, è completamente diverso dal progetto precedente, e fu realizzato dopo che il produttore Carlo Ponti aveva respinto il trattamento Lattuada-Morante, ritenuto poco commerciale. Tra il 1951 e il 1952 Elsa Morante tiene alla radio anche una rubrica di critica cinematografica, che si concluse con le sue dimissioni a causa di un atto di censura subito dalla dirigenza RAI. L'interesse per il cinema, comunque, si rafforza grazie all'amicizia con Pasolini. Elsa fece un'apparizione, un breve cameo nel ruolo di una detenuta, nel film Accattone; inoltre fu quasi sempre accanto a Pasolini durante la lavorazione dei suoi film degli anni Sessanta. Fu presente sul set di Il Vangelo secondo Matteo in qualità di aiuto-regista (non accreditata) e collaborò spesso, in forma anonima, alla realizzazione delle colonne sonore di questi film; l'unica colonna sonora che le sia stata accreditata è quella di Medea (1969). Sono di Elsa Morante anche le parole della ballata che un giullare canta, sulle note di Nino Rota, nel film Romeo e Giulietta (1968) di Franco Zeffirelli.
In questi anni lavora anche alla redazione del suo secondo romanzo, L'isola di Arturo, che esce con notevole successo nel 1957 e vince il premio Strega. Subito dopo visita con una delegazione culturale l'Unione Sovietica e la Cina. Nel 1959, durante un viaggio negli Stati Uniti, conosce il giovane pittore newyorkese Bill Morrow, con cui instaura un'intensa amicizia. Nel 1960, pur non abbandonando la residenza coniugale e il proprio studio ai Parioli, si trasferisce in un appartamento tutto per sé in via del Babuino. Viaggia con Moravia in Brasile e l'anno successivo, insieme anche a Pasolini, si reca in India. Nel 1962 si separa definitivamente dal marito e vive la tragica esperienza della morte dell'amico Bill Morrow, precipitato nel vuoto da un grattacielo. Gli anni successivi sono assai drammatici. Pur continuando a viaggiare (in Andalusia, in Messico, nel Galles), Elsa Morante appare tormentata dall'ossessione della morte del suo giovane amico e dalla minaccia della vecchiaia. Nella conferenza del 1965 Pro e contro la bomba atomica (pubblicata poi da Adelphi nel 1987) e nelle poesie de Il mondo salvato dai ragazzini (1968) esprime una nuova forte inquietudine per i pericoli che minacciano l'umanità insieme ad un nuovo desiderio di intervento sul mondo. Nel 1974 esce il suo terzo romanzo, La storia. Il successo popolare è enorme come le polemiche che l'accompagnano nel mondo letterario critico nei confronti della sua pervasiva vena populista. Dal libro Luigi Comencini trarrà nel 1986 il celebre sceneggiato tv interpretato da Claudia Cardinale.
Nel 1976 inizia la stesura del suo ultimo romanzo, Aracoeli, che porterà a termine e pubblicherà solamente nel 1982. Nel 1984 il romanzo vincerà il Prix Médicis.

18 agosto 1912


Nasce a Roma Elsa Morante, scrittrice, saggista, poetessa e traduttrice, una tra le più importanti autrici del secondo dopoguerra.

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I Numeri

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Romanzi
0
Racconti
0
Raccolte poetiche
0
Saggistica
0
Traduzioni
0
Sceneggiature
0
Colonne sonore
0
Adattamenti TV

Chi era Elsa Morante?

"Elsa Morante non era un carattere facile, non aveva mezze misure ed era piuttosto violenta nelle sue affermazioni. Quando poi si parlava di letteratura, in senso assoluto, allora queste ‘mezze misure’ diventavano veramente incandescenti: per esempio diceva che bisogna scrivere soltanto i libri che cambiano il mondo”. Così lo scrittore Giorgio Montefoschi, laureato in Lettere con una tesi su Menzogna e sortilegio, racconta la scrittrice Elsa Morante, le sue opere, i suoi luoghi di vita e di scrittura.

Giorgio Montefoschi racconta la scrittrice Elsa Morante, le sue opere e i suoi luoghi di vita e di scrittura.
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Un incontro

"Il mio incontro con Elsa Morante non lo chiamerei risolutivo, non avevo problemi da risolvere se non la solitudine, niente in ogni caso che avesse a che fare con le lettere, come la pubblicazione di un libro. Avendole sempre scritte, non davo molta importanza alle mie poesie, era una delle tante cose che si fanno da giovani. E neppure andavo alla ricerca di quel curioso attributo chiamato identità. Ero quel che ero e più che risolvermi desideravo svolgermi: nel canto, nel ballo, nella difesa degli oppressi: grande avvocato ma anche falegname o filosofa. Desideri intensi ma vaghi e mai durevoli abbastanza da poterli definire ambizioni. Sì, avrei voluto anche scrivere romanzi per emulare i grandi romanzieri tra cui mettevo Elsa Morante, ma non ho mai neanche provato a farlo, sapendo di non esserne capace. Come poi sia avvenuto, grazie a Elsa, il mio riconoscimento ufficiale in quanto poeta con tanto di libro stampato, è una storia che non mi va di ripetere, l’ho raccontata troppe volte. Dirò solo che fu lei a decidere che io ero poeta, e che io, per non deluderla, mi sentii obbligata a fare il possibile per diventarlo. Del resto, sono così pigra che senza una qualche costrizione non farei mai nulla".
Il ricordo di Patrizia Cavalli, traduttrice di grandi opere (tra i tanti, La tempesta e Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, L'anfitrione di Molière) e soprattutto poeta. "Dopo un anno che la frequentavo un giorno ricordo che Elsa Morante mi sbatte letteralmente contro un muro e mi domanda 'Ma insomma: tu che fai'?".



Il ricordo di Patrizia Cavalli, traduttrice e poeta:


"Dopo un anno che la frequentavo un giorno ricordo che Elsa Morante mi sbatte letteralmente contro un muro e mi domanda 'Ma insomma: tu che fai'?".
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Letture d'autore

Patrizia Cavalli legge alcune poesie di Elsa Morante, autrice che ha lungamente frequentato dopo il suo trasferimento da Todi a Roma. In questo frammento propone la lettura di Canto per il gatto Alvaro, una poesia raccolta in Menzogna e sortilegio.


Come musica, la poesia 2013 al Teatro Argentina di Roma. Patrizia Cavalli legge Canto per il gatto Alvaro, una poesia raccolta in Menzogna e sortilegio.


Gli scatti

Per gentile concessione della Biblioteca Nazionale di Roma

La morte

Poco prima della fine della stesura del suo ultimo romanzo, Aracoeli, Elsa Morante cadde e si procurò una frattura al femore che la costrinse lungamente a letto. Subì un intervento chirurgico, ma non riuscì mai a recuperare del tutto la mobilità. Dopo l'uscita del libro scoprì di essere gravemente ammalata. Nell'aprile del 1983 tentò il suicidio aprendo i rubinetti del gas, ma venne salvata in extremis dalla sua governante, Lucia Mansi. Ricoverata in clinica, fu sottoposta a una complessa operazione chirurgica che però non fu risolutiva. Morì il 25 novembre 1985 a seguito di un infarto.

25 novembre 1985


Elsa Morante muore a Roma a causa di un infarto
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La stanza di Elsa

Via dell'Oca 27: dall'attico affacciato su Piazza del Popolo vede la luce buona parte della produzione letteraria di Elsa Morante destinata a confermarla come uno tra i più grandi scrittori novecenteschi. La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma fa riemergere simbolicamente l'affascinante e segreta officina di scrittura dedicando all'autrice de La Storia una sala arredata con i mobili originari presenti nella sua abitazione definitiva donati nel 2015 da Carlo Cecchi: la scrivania; la macchina da scrivere con la quale fu redatta l'ultima stesura di Aracoeli; le librerie contenenti i suoi libri, di lettura e di studio, e la sua collezione di dischi; i ritratti della scrittrice ad opera di Carlo Levi e di Leonor Fini; i quadri dai vivaci colori del giovane pittore americano Bill Morrow, alcuni dei quali sono stati scelti dalla stessa Morante per le copertine delle sue opere.
La stanza - luogo onirico per eccellenza, metafora dell'inconscio - rappresenta anche lo spazio attraverso cui si materializza l'accesso alla scrittura e all'opera creativa. È stata la Morante stessa a volere che le sue carte fossero conservate presso la Biblioteca Nazionale. Al primo nucleo di manoscritti, donati nel 1989 e relativi alle sue principali opere, se ne è aggiunto nel 2007 un altro cospicuo che dà prova della sua poliedrica scrittura: dai racconti giovanili alle poesie, dai romanzi incompiuti ai primi quaderni di scuola elementare e diari, dagli scritti critici a quelli etico-politici e sul cinema. L'archivio trova la propria organicità con l'acquisizione,nel 2013, del carteggio di oltre 6000 lettere.  

Alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma si è inaugurata il 10 febbraio, alla presenza del Ministro dei Beni e delle Attività culturali Dario Franceschini, la Stanza di Elsa Morante: un'esposizione permanente che ricostruisce il laboratorio di scrittura della scrittrice e in cui si possono vedere la scrivania, la macchina da scrivere e i suoi quadri. Ce ne parla il direttore della Biblioteca Nazionale, Andrea De Pasquale, con Rossana Rummo, Direttore Generale Biblioteche e Istituti culturali e Giuliana Zagra, responsabile del progetto.